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SBLOCCA LA TUA FLESSIBILITÀ: LA GUIDA COMPLETA

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Martina Rando

del 12/02/2024

Vorresti fare yoga ma pensi di non essere abbastanza flessibile o magari provi da anni a diventare più flessibile ma i risultati sono sempre parziali o poco soddisfacenti? 

Se ti ritrovi in una di queste due frasi spero di poter fare un po’ di chiarezza per te e poterti aiutare nei prossimi step del tuo percorso verso una versione più flessibile di te stesso.

Ogni corpo è unico

Conosci il detto “Il mondo è bello perché è vario”? 

Possiamo adattarlo letteralmente anche ai corpi: al mondo non esistono due corpi che siano assolutamente identici tra loro e anche se esistessero le abitudini, lo stile di vita, la nutrizione e gli avvenimenti della vita li trasformerebbero ben presto in due corpi completamente diversi tra di loro. 

Allora perché pensiamo che lo stesso metodo e gli stessi movimenti possano avere esattamente lo stesso effetto su tutti i corpi? O come possiamo aspettarci che gli insegnanti di yoga (o di altre discipline del movimento) solo guardandoci possano sapere come sia fatto il nostro corpo e cosa funzioni per noi?

I nostri corpi sono unici e gli unici in grado di sentirne le sensazioni e avere una consapevolezza immediata della loro reazione agli stimoli di movimento che gli vengono dati siamo noi! 

La buona notizia è che non devi più cercare il perfetto o la perfetta insegnante di yoga per te, il miglior insegnante che tu possa avere sei tu!

Lo so questa frase può scatenare confusione e provocare smarrimenti, ma rimani con me ancora un attimo e tutto diventerà più chiaro! 

Sono un’insegnante di yoga e credo nel mio lavoro, non sto assolutamente dicendo che la figura dell’insegnante sia inutile, anzi tutto il contrario!

Il compito dell’insegnante di yoga è quello di guidarti attraverso la pratica e aiutarti a trovare la metodologia a cui il tuo corpo e la tua mente rispondono meglio; farti imparare ad ascoltare te stesso per capire i segnali del tuo corpo e costruire una pratica consapevole in cui tu sei al centro

Flessibilità e mobilità 

Quando si parla di benefici fisici dello yoga si pensa subito alla flessibilità, ma è riduttivo legare la pratica delle asana solo a questo elemento, e poi che cos’è la flessibilità? E la mobilità? Sono la stessa cosa?

La flessibilità è la capacità del muscolo di allungarsi, la mobilità invece è la capacità delle nostre articolazioni di compiere un movimento più o meno ampio (range of motion) nello spazio. 

Flessibilità e mobilità, pur essendo due concetti diversi, sono strettamente connessi tra di loro e alla forza dei nostri muscoli.

Conosciamo il nostro corpo

Permettetemi una brevissima parentesi anatomica (molto semplificata) per capirci un po’ meglio. 

Il nostro scheletro è composto dalle ossa e ricoperto dai muscoli. 

Al punto di incontro tra un osso e l’altro si trovano le articolazioni

I muscoli contraendosi e allungandosi muovono le articolazioni, permettendoci di compiere tutte le azioni che facciamo con il nostro corpo. Ossa, articolazioni, muscoli e tutto il resto sono ricoperti da uno strato esterno che possiamo immaginare come una pellicola, fatto di tessuto connettivo, terminazioni nervose e vasi sanguigni, la fascia, che permette al nostro corpo di muoversi come una macchina ben oliata e non a compartimenti stagni. 

Da questa brevissima descrizione possiamo già capire che tutto ciò che avviene nel nostro corpo è connesso.

Abbiamo introdotto il concetto di fascia, quindi aggiungiamo anche quello di elasticità, cioè la capacità della fascia di adattarsi e diventare più elastica. 

A differenza dei muscoli la fascia non è molto “flessibile” ma è possibile attraverso la pratica educarla a movimenti più ampi. 

Nella pratica yoga lavoriamo sulla nostra fascia attraverso tutti i movimenti oscillatori in cui il muscolo viene portato ripetutamente ma per pochissimo tempo oltre il suo limite di allungamento (per portare l’allungamento al tessuto connettivo). 

Personalizzare la pratica

Come tutto ciò può esserci utile al fine di migliorare la nostra pratica e raggiungere la versione più flessibile di noi stessi?

Arrivo subito al dunque!

Flessibilità, mobilità e elasticità non hanno lo stesso “livello” in ognuno di noi, quindi una persona molto flessibile per natura può avere mobilità limitata o viceversa. Quindi ognuno di noi dovrà trovare la tipologia di movimento che targhetizza il nostro “punto debole” e che alla lunga può darci più risultati. 

Non si tratta solo di ottenere risultati estetici come riuscire ad eseguire una posizione piuttosto che un’altra, ma si tratta soprattutto di mantenere il corpo in equilibrio! 

Per vivere una vita sana e comoda nel nostro corpo non abbiamo bisogno di diventare contorsionisti ma sicuramente abbiamo bisogno di mantenere un livello equilibrato di forza, flessibilità e mobilità. 

Con l’avanzare dell’età infatti questo mix ci permette di mantenere il corpo in salute e di essere più agili, il che gioca un ruolo molto importante nella prevenzione degli infortuni!

Un punto importantissimo per personalizzare la nostra pratica secondo le nostre esigenze è dunque capire che a corpi e obiettivi diversi corrispondono metodi diversi

  • chi ha bisogno di lavorare sulla mobilità andrà a prediligere una pratica basata sul movimento delle articolazioni e di flessibilità attiva. 
  • chi ha bisogno di lavorare sull’allungamento muscolare invece prediligerà un lavoro più classico di flessibilità in cui si alternerà l’esecuzione delle posizioni in maniera statica e dinamica. 
  • chi infine ha molta flessibilità o mobilità dovrà bilanciarla con un lavoro di rinforzo muscolare per mantenere integrità nel movimento e struttura.  

Come si fa a capire che tipologia di pratica fa al proprio caso? Ascoltarsi è ancora una volta la risposta!

Provate diversi stili di pratica, diversi movimenti e cercate di notare le sensazioni che seguono la pratica non solo nell’immediato ma anche nei giorni dopo. 

La risposta del corpo nel medio termine ci dice tantissimo.

Vi è mai capitato di fare un pratica di flessibilità profonda e sentirvi super rilassati e allungati subito dopo ma di sentire fastidi nei giorni successivi? 

Il dolore muscolare che segue la pratica è normale, ma non è normale quando il fastidio avviene al livello di articolazioni, legamenti e nei casi peggiori anche a livello dei nervi (come la classica infiammazione del nervo sciatico). 

Se vi ritrovate in questa tipologia potreste beneficiare di pratiche di mobilità e flessibilità attive che vi daranno una minore sensazione di “flessibilità” nell’immediato ma che vi permetteranno di mantenere il controllo sui movimento. Questo vale soprattutto per chi è ipermobile o per chi è naturalmente molto flessibile. 

Al contrario invece se notate che nonostante ore di allungamento non ottenete il minimo risultato, non date la colpa alla genetica, perché tutti possono migliorare e ottenere buoni livelli di flessibilità a qualsiasi età e da qualsiasi punto di partenza. 

Probabilmente vi state focalizzando solo su una delle componenti che blocca il vostro progresso, provate ad alternare stili e tipologie di movimento e capire quale mix funziona meglio per voi: movimenti dinamici, movimenti statici, rinforzo muscolare, movimenti oscillatori per la fascia, flessibilità attiva per la mobilità e così via. 

Ciò non vuol dire che dovete comporre le vostre pratiche, ovviamente per quello ci sono gli insegnanti di yoga, voi cercate di variare il più possibile le tipologie di classi che scegliete e tornate più spesso a quelle che notate vi fanno stare meglio. Inoltre anche durante la pratica scegliete tra le varianti proposte quelle in cui il vostro corpo si sente più a suo agio e sentitevi sempre liberi di modificare le asana secondo le vostre necessità non solo secondo le indicazioni dell’insegnante. 

Se un movimento, che provate anche casualmente durante la pratica, vi da delle sensazioni positive, è molto probabile che vi darà anche dei risultati positivi!

Fidatevi delle vostre intuizioni!

Il mio approccio all’insegnamento è proprio questo, cercare di guidare i miei studenti alla consapevolezza del proprio corpo e alla libertà di movimento sul tappetino e nella vita!

Buona pratica e buon ascolto!

Martina Rando 

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