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Il quinto chakra: il chakra della gola 

Il quinto chakra: il chakra della gola 
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Laura Poerio

del 13/03/2024

Caratteristiche del quinto chakra

Il quinto chakra, vissudha, ci consente l’accesso alla purificazione.

Consapevoli di chi siamo, cosa sentiamo e cosa vogliamo, possiamo ora lasciar uscire ed esprimere le nostre verità. Iniziamo ad addentrarci nel mondo dell’etere, leggero, fatto di vibrazioni e suoni, e ci liberiamo da ogni restrizione.

Diamo forma alla realtà vera delle cose, liberi di entrare a contatto con il modo in cui noi e il mondo siamo realmente. Le vibrazioni che noi stessi emaniamo, così come tutte le cose al mondo per definizione, iniziamo a sentirle come pulsazioni osservabili e, a mano a mano, sempre più palpabili.

Con il chakra della gola entriamo nel mondo delle immagini simboliche ed archetipiche, che ci avvicinano al piano della manifestazione. Così come le note di una canzone suonano una musica, attraverso simboli ed icone ci accorgiamo che le nostre vibrazioni risuonano con altre e creano una risonanza. Così come nella fisica le onde sonore hanno una frequenza, le nostre onde vibratorie hanno un ritmo. Grazie al quinto chakra, possiamo “accordare questo ritmo” e accrescere la risonanza. Il nostro respiro, la nostra voce, i movimenti delle parti del corpo che ci compongono, creano una sinfonia, un insieme di vibrazioni che quando si avvicinano a vibrazioni sulla stessa frequenza si sintonizzano sulla stessa lunghezza d’onda e si legano tra loro.

Se non risuoniamo con il mondo che ci circonda sentiamo un senso di sconnessione, disagio, mancanza. Per questo allineare corpo e mente con le nostre verità, con le nostre reali vibrazioni ci fa stare bene: se sentiamo cosa risuona, lo ricerchiamo e con il tempo modelliamo il nostro mondo in base a cosa risuona. Questo crea un insieme di connessioni coerenti, che hanno un senso. Il contrario, invece, crea frammentazione e ci allontana dall’equilibrio del quinto chakra. Più risuoniamo con noi stessi, più possiamo risuonare con quello che ci circonda. Essere autentici ci consente di risuonare con noi stessi: parlare con onestà, allineare i pensieri alle azioni e lasciar emergere gli aspetti dei chakra inferiori ci purifica, ci “sintonizza”.

Espressione di noi


La funzione del quinto chakra è l’espressione di quello che siamo. Lasciamo uscire la nostra parte profonda e comunichiamo quello che abbiamo dentro. Questo ci consente di unire esterno e interno: nel secondo chakra abbiamo lasciato che i nostri sensi permettessero al mondo esterno di entrare in contatto con noi, ora permettiamo al nostro mondo interno di uscire. Dall’inizio del nostro percorso l’inconscio è emerso fino a diventare conscio, e ora lo lasciamo andare con l’accettazione, la fiducia e la compassione che sono emerse nel quarto chakra.
E le nostre verità rafforzano anche i chakra inferiori, lasciando esprimere le nostre individualità, le nostre volontà, le nostre emozioni, i nostri bisogni. Da qui siamo finalmente in linea con la nostra essenza e possiamo aprirci dalla creatività, altra forma di espressione di noi.

Quando siamo creativi, creiamo: diamo forma al mondo, diamo la possibilità alle parti più profonde di noi di comunicare, senza dargli necessariamente un’interpretazione verbale. Creare è un atto di purezza.

Le bugie

Non essere autentici, invece, ci disallinea: congeliamo una parte di noi, creiamo l’ombra per nascondere parte della nostra verità (un’emozione, un pensiero, un bisogno, etc). Reprimendo la verità, ci frammentiamo e non risuoniamo più con noi stessi, per cui non riusciamo nemmeno a vivere in sintonia con gli altri. Come se uno strumento dentro di noi dovesse essere riaccordato, ma noi lasciamo che suoni lo stesso. Probabilmente la musica nel suo insieme è riconoscibile, ma una parte di noi sente che qualcosa non va, che c’è qualche nota sbagliata.

Le menzogne sono il demone del quinto chakra. Ci fanno uscire dal fluire e ci fanno vivere in una dimensione discontinua, come se forze opposte viaggiassero in direzioni diverse dentro di noi. In questo non rientrano solo le cose dette o fatte, ma anche tutto ciò che non viene detto o fatto. Infatti, quando limitiamo la nostra espressione, ugualmente stiamo portando uno degli strumenti della nostra orchestra interiore a disallinearsi e facciamo molta più fatica a suonare la nostra musica e seguire il flusso. Segreti, messaggi contradditori e comunicazioni “violente” (urla e imposizioni) disturbano la nostra melodia e ci portano a chiuderci in noi e nasconderci, chiudendo anche il chakra.
Limitiamo l’energia di quelle aggressioni alla nostra espressione limitando l’energia che dall’esterno entra in noi. Il chakra diventa carente.

Chakra della gola carente o in eccesso

Un chakra carente spesso è accompagnato da una voce debole e sottile, timidezza, introversione, paura di esporsi e di essere umiliati e di conseguenza tendenza a chiudersi e nascondersi. Alcune volte l’espressione di sé è proprio pari a zero, anche inconsapevolmente. Ci si centra sugli altri, come se la nostra voce fosse sbagliata e non dovesse proprio vedere la luce.

Con un eccesso, invece, la parola diventa un mezzo di difesa e controllo. Si ha la tendenza a parlare troppo, troppo velocemente ed essere logorroici, e di fatto attraverso la parola si cerca di liberarsi da qualcosa – liberarsi dall’eccesso di energia, evitando i sentimenti e ricaricando il proprio potere.

Ristabilire l’equilibrio

Avere il chakra dell’espressione in equilibrio significa riuscire a esprimere le proprie verità senza imporle agli altri, e senza vergogna. La comunicazione diventa uno scambio, in cui si ascolta e si parla senza estremi: si è ricettivi, ci si interessa al mondo e a ciò che dicono gli altri, anche con curiosità e voglia di scoprire. Non si ha bisogno di dimostrare qualcosa quando si parla, né di far sentire la propria voce a tutti: la verità dentro di noi rimane pura, come un fiore di loto, e questo ci permette di esprimerla senza agitazione, senza imposizioni. Più siamo “noi”, più ci esprimiamo in linea con “noi”, più vibriamo con gli altri, creiamo, ci liberiamo da forme tradizionali di essere “altri”.


Come arrivare a questo? Come abbiamo visto il quinto chakra è collegato a tutti i chakra sottostanti e quindi coinvolge tutti gli altri livelli: In due parole, dobbiamo eliminare tutti gli elementi che ci portano fuori, i rumori di sottofondo (per restare in metafora). Ascoltiamo il corpo e sciogliamo le tensioni, prendiamoci cura di eventuali problemi o fastidi. Ripuliamo il mondo in cui viviamo da tutto ciò che ci disturba: liberiamoci dal superfluo, da ciò che non sentiamo più in linea con noi. Organizziamo la nostra casa in modo funzionale, e cerchiamo di ridurre l’inquinamento acustico. Una volta ripulito il campo, cerchiamo di entrare in contatto con le nostre vibrazioni: meditazione, natura, respiro (pranayama).

Una volta che queste buone abitudini diventano parte della nostra quotidianità, possiamo lavorare attivamente sulle vibrazioni della voce, magari intonando dei mantra, che portano le vibrazioni del corpo e della coscienza in risonanza, oppure attraverso la musica e le canzoni. Aumentiamo al massimo ogni forma di espressione, anche attraverso la scrittura (diari, journaling, disegni) e l’arte. Ultimo ma non ultimo: raffiniamo l’ascolto. Per riuscire a sentire quello strumento dell’orchestra che va fuori tempo dobbiamo saper ascoltare attivamente, in silenzio, con concentrazione. Proviamo a non avere urgenza di ribattere, non giudicare quello che sentiamo tramite schemi mentali e bias, non interrompere. Concediamoci solo di comprendere quello che ascoltiamo. E allo stesso tempo, pretendiamo l’ascolto da parte degli altri. Essere ascoltati convalida le nostre verità.

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