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Il quarto chakra: il chakra del cuore

Il quarto chakra: il chakra del cuore
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Laura Poerio

del 06/03/2024

Caratteristiche del quarto chakra 

L’amore è la forza che guida la nostra vita. Non possiamo vivere senza, e tuttavia il mondo ne piange la mancanza”.

È così che apriamo la riflessione sul quarto chakra, il chakra del cuore.

Il compito del quarto chakra è quello di ritrovare l’amore: per noi stessi, per la vita, per il mondo. Ritrovare l’aspetto sano dell’amore, non inteso solo come amore romantico, ma amore totale, ci permette di ritrovare l’unità integrata tra il nostro sé e “l’altro”, guarendo ogni aspetto della nostra vita.
Guariamo la mente, il corpo, il materiale e il spirituale aggregandoli tra loro.

Il chakra del cuore è come il nucleo del sistema dei chakra, non solo perchè sta al centro, ma anche perchè unisce le due correnti che attraversano il corpo, liberazione e manifestazione.
Da un lato ancoriamo la corrente della manifestazione come se fossero radici nella terra, dall’altro ci espandiamo come piante che crescono verso l’alto con la corrente liberatoria, ogni volta che ci apriamo. Possiamo dire, quindi, che il chakra del cuore equilibria queste due correnti, e di conseguenza crea equilibrio dentro di noi, come se fosse un centro da cui possiamo creare l’amore che si riflette in tutte le nostre relazioni.

Amore ed equilibrio

L’amore è un tema centrale, a volte ormai sottovalutato. Solo immergendoci all’interno di noi stessi e donandoci agli altri, possiamo sviluppare la nostra natura più profonda e creare un senso di intimità con noi stessi, che ci dona fiducia, compassione, integrazione delle nostre ombre, e ci consente di avviarci verso la direzione della comprensione, che arriverà nell’ultimo chakra.

Le relazioni che godono dell’amore (non solo verso un partner) consentono alle ombre (tutti gli aspetti di noi che lasciamo da parte e non facciamo emergere) di essere ascoltate senza paura, dato che amore e paura sono due opposti. Se c’è amore puro non c’è paura. Se c’è fiducia non c’è paura. E questa accettazione delle ombre è l’unica via per far emergere le nostre verità nel quinto chakra (come abbiamo già visto anche in precedenza, i chakra sono spesso collegati tra loro).

Il simbolo del quarto chakra è facilmente comprensibile: due triangoli che si intersecano, uno verso il basso (manifestazione che scende – dallo spirito alla materia) e uno verso l’alto (liberazione ascendente della materia nello spirito). Il punto centrale del simbolo è appunto l’equilibrio, tra noi e tutti i nostri aspetti, così come tra noi e il mondo. [nota per chi posta: sarebbe carino mettere qui l’immagine del simbolo del quarto chakra].

Quando c’è amore, c’è rispetto per tutte le nostre parti e c’è superamento della vergogna – il demone del terzo chakra che si suppone abbia subito una trasformazione a questo punto, per cui tutte le nostre azioni sono pure, cariche di responsabilità, coscienti, gentili.

La consapevolezza, cardine del nostro percorso (non solo nello yoga ma anche nella vita), riesce a trovare un terreno fertile e inizia a entrare in relazione quasi sacra con il sè, incontrando ciò che è senza resistenze. Entrare nel cuore significa abbracciare questa consapevolezza e accogliere noi stessi, volenterosi di andare più a fondo nel nostro viaggio interiore. Nel terzo chakra abbiamo definito noi stessi, nel quarto entriamo in relazione con noi stessi, in modo conscio, sapendo che un autoesame, una contemplazione di noi stessi, è necessaria se vogliamo evolverci e lasciar scorrere quelle due correnti.

Finalmente capiamo che non deve per forza vincere una parte di noi sulle altre, non c’è una sola immagine che ci definisca, ma siamo l’integrazione di tutte le nostre parti, un arcobaleno di colori che si intersecano e comunicano tra loro per diventare un’unità. È proprio questo l’equilibrio, lasciar vivere ogni parte di noi senza volerne sopprimere una e senza la pretesa che equilibrio sia sinonimo di staticità.
Al contrario, lasciamo fluire e fluttuare tutte le forze: equilibrio significa dinamismo, non ristagno.

Il chakra del cuore bilanciato crea equilibrio in tutto quello che viviamo: la nostra parte maschile con la nostra parte femminile, la spinta verso la sicurezza dei chakra inferiori con la spinta verso il nuovo dei chakra superiori, il radicamento con la trascendenza. E questo equilibrio ci permette di vivere relazioni sane, anche di coppia. Nelle relazioni così come nel corpo ci dev’essere equilibrio tra i movimenti spontanei che si alternano: anima e corpo, espansione e costrizione, libertà e impegno.

Accoglienza

Lavorando sul terzo chakra abbiamo imparato a lasciar andare, lasciar essere. Ora che abbiamo imparato questo, possiamo iniziare ad accogliere. Come abbiamo detto, quando amiamo in modo totale e consapevole (noi stessi, gli altri, la vita) sviluppiamo la nostra fiducia e piano piano accantoniamo la paura. Questo ci permette di aprirci sempre di più, proprio per accogliere tutto quello che arriva.
Quando il chakra del cuore è aperto, riesce a ricevere. Non solo passivamente, ma anche proattivamente, protendendosi verso gli altri.

Ma l’accoglienza non dev’essere solo delle parti più nobili di noi, o degli aspetti più belli della vita. Quando siamo consapevoli e in ascolto, sappiamo che la vita stessa è un equilibrio di bene e male, positivo e negativo (per quanto “bene” e “male” non siano di per sé definibili). Per cui, colmi di fiducia, comprendiamo l’importanza di aprirci anche a ciò da cui rifuggiamo. Accogliamo ogni aspetto, ogni avvenimento, come occasione di crescita, opportunità di vita.

Eros, forza vitale che unisce, non può che danzare con Thanatos, forza che distrugge. Shiva, dio della trasformazione e distruzione, si alterna a Brahma, dio della creazione. Se lasciamo prevalere Eros su Thanatos, o Brahma su Shiva, o se addirittura neghiamo i loro aspetti, non li allontaniamo da noi ma creiamo uno squilibrio che invita le loro forme meno piacevoli ad apparire. E più le neghiamo e le rendiamo ombre, più insisteranno per essere ascoltate. Anche qui, l’accoglienza è la chiave: dobbiamo onorare la presenza di tutte quelle esperienze di vita che temiamo, accogliendole come parte del fluire. Solo quando c’è equilibrio tra queste forze opposte, continua la danza, continua la vita. Onoriamo la presenza di entrambe, riconosciamo le ombre e proviamo a sorridere davanti a quelle che ci sembrano prove di forza: se c’è amore, applichiamolo anche alla vita, in tutti i suoi aspetti.  Navighiamo nella vita come nel mare: godendoci sia le onde che ci portano verso l’alto, che quelle che ci affondano. Sapendo che quando c’è una, c’è l’altra. Sapendo che non può esserci una senza l’altra, così come non ci può essere Eros senza Thanatos né Thanatos senza Eros.

Il demone del quarto chakra: il dolore

Le ombre che vogliamo nascondere nel quarto chakra sono le ombre del dolore più profondo.
Ma quando neghiamo il dolore diventiamo sordi a tutti i nostri sentimenti, ci chiudiamo e diventiamo freddi, distanti.


Date al dolore la parola; il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi”. (Shakespeare).

Se riconosciamo il dolore e lo proviamo ad esprimere (non importa in che modo), troviamo il modo anche di aprire il cuore. Lasciamo uscire le nostre verità, lasciamo espandere il dolore in ogni parte e in ogni aspetto, finché diventa talmente espanso che si fa in tante particelle minuscole fino a smaterializzarsi, e il cuore pian piano si alleggerisce. Concedendo spazio al dolore, lasciamo emergere spazio dentro di noi. E in questo spazio riusciamo a restare in ascolto, presenti nel dolore, che smette di far male. Solo grazie all’ascolto, rinasce la fiducia e si fa sentire lo spirito, che ci guida verso la prossima onda.

Accettiamo e accogliamo bene e male, luce e ombra, e solo grazie a questo sviluppiamo amore.

Quarto chakra non equilibrato: eccesso e carenza

Capire l’eccesso del chakra del cuore è complicato, perché pensare a un eccesso di amore ci sembra innaturale. Eppure, quando l’amore è in eccesso è disperato, è insicuro, è dipendente.
Crea e si basa sull’attaccamento, toglie libertà all’altro e crea un bisogno quasi compulsivo degli altri, che a volte genera la negazione dei nostri stessi bisogni. Dando attenzioni agli altri in modo perfino esagerato, speriamo di ricevere amore in cambio. In altri casi, l’eccesso di energia nel quarto chakra crea gelosia e possessività, generate da un’insicurezza di base: dal bisogno di conferme, rassicurazioni e attenzioni nasce il bisogno spasmodico di connessione e amore, che porta ad aspettative e illusioni.

Una carenza, invece, risponde alla mancanza d’amore e/o alle ferite del cuore ritirandosi, allontanandosi, chiudendosi. L’amore diventa oggetto condizionato a un “se”, come se la mente dovesse intervenire per controllare il sentimento ed accertarsi che ci possa essere solo a determinate condizioni, per la nostra sicurezza. Chi è carente vuole ricevere, vuole che l’amato/a risolva le loro sofferenze: in pratica, vogliono che gli venga riversata l’energia che non hanno, senza però prendere rischi, perchè sentono di non avere più energia da dare. Un cuore carente non si apre perchè non ha più nulla da dare, è vuoto o quasi vuoto. Ma senza donare amore, il cuore si scarica completamente. Di solito, chi è carente resta ancorato alle proprie sofferenze passate, alle emozioni negative, e rimane nella soglia della difesa, perchè sente di non avere più le armi contro la mancanza d’amore. Non si rende conto, però, che è proprio la sua chiusura ad impedirgli di accogliere nuovo amore. A queste persone manca la compassione, il perdono, la fiducia.

Come ripristinare l’equilibrio? Beh, in questo caso, la malattia è la cura: l’amore. Prima di tutto, dobbiamo rinforzare i legami con la famiglia, gli amici, le persone di cui abbiamo stima. Senza dubbio dobbiamo anche migliorare il rapporto con noi stessi. Altro toccasana è il pranayama, soprattutto quello focalizzato sul cuore. Quarto passo del percorso è il perdono, di sé e degli altri. Infine, l’altruismo e il volontariato ci riportano in asse e ci permettono di ritrovare quelle connessioni sane con gli altri che ci fanno andare al di là del nostro ego. L’amore è un sentimento che nasce dall’agire, dalla volontà del terzo chakra, e il nostro cuore va curato come un giardino: se non mettiamo la recinzione ci passeranno tutti sopra e i fiori verranno distrutti, ma se lo chiudiamo troppo non passerà abbastanza luce e i fiori appassiranno.

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