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IL CIBO COME LEGANTE SOCIALE

IL CIBO COME LEGANTE SOCIALE

Tutti noi ricordiamo il sapore o l’odore di un piatto che nostra nonna ci preparava quando eravamo piccoli, tutti noi ci ricordiamo cosa abbiamo mangiato a cena la prima volta che abbiamo invitato a casa la persona di cui ci siamo innamorati. 

Cosa mangi quando ti senti triste?
Cosa mangi quando ti innamori?
Di cosa hai voglia alla fine di una giornata difficile?

Il cibo è qualcosa di costantemente presente nelle nostre vite, tutti quanti ci abbiamo a che fare.
Ogni giorno, almeno 3 volte al giorno.
Se dovessimo limitarci a parlarne solo e unicamente dal punto di vista biologico diremmo che il cibo assolve sicuramente ad una funzione energetica, abbiamo bisogno di energia perché il nostro organismo funzioni bene e possa compiere tutti i processi che ogni giorno ci permettono di pensare, muoverci, respirare, funzionare.

Assolve sicuramente anche ad una funzione nutrizionale, perché alimenti diversi vanno ad adempire a compiti molto diversi dal punto di vista biochimico.
Le proteine hanno il ruolo di rifornire l’organismo degli aminoacidi, i quali a loro volta sono necessari per i processi di rinnovo tissutale; I carboidrati hanno il ruolo fondamentale di fornire energia per l’organismo; I grassi svolgono sia un ruolo di riserva energetica ma sono anche coinvolti nella regolazione ormonale, nel trasporto delle vitamine liposolubili, nella protezione dai traumi proteggendo articolazioni ed organi vitali come cuore fegato e cervello.
Ma sono anche coinvolti nella termoregolazione e nella funzione antiossidante.

Ma il cibo ha anche una funzione diversa: consolatoria.
Attraverso il cibo diamo una risposta alle emozioni sia positive che negative.

Se mangiassimo solo per soddisfare dei bisogni energetici o nutrizionali più o meno qualsiasi cibo commestibile andrebbe bene a questo scopo. Ma se la voglia è determinata da una sensazione o dalla gestione di un’emozione sia positiva che negativa (come direbbero gli inglesi cooping: far fronte; gestire emozioni negative) allora tendenzialmente saremo più protesi verso cibi dal sapore dolce ed energeticamente densi.

Lo sperimentiamo sin dall’infanzia, il neonato che si nutre al seno materno istaura uno dei legami fisici più forti in assoluto associando al momento di assunzione del cibo sentimenti quali: protezione, calore, legame, affetto e amore.

Non stupisce dunque che molti di noi quando si sentono tristi, annoiati, arrabbiati, delusi, insicuri, stressati, soli o addirittura depressi cerchino conforto nel cibo.

Tutti noi inconsciamente ritroviamo l’amore di nostra madre in quel pezzo di torta al cioccolato o in quel pacco di biscotti al burro sullo scaffale del supermercato. Ed è piuttosto normale che in momenti di particolare vulnerabilità anche i nostri normali segnali di fame e sazietà entrino in contrasto con il nostro “sistema di ricompensa”.

Ma il cibo è anche ricordi, è sentire vicino chi non c’è più e chi ci ha permesso di conoscere un mondo che adesso è diverso.
Il cibo è famiglia, è tradizioni.

È identità sociale da un lato, infatti, le scelte alimentari hanno funzione espressiva: attraverso il cibo che mangiamo confermiamo e segnaliamo agli altri la nostra appartenenza a un gruppo.
Pensiamo a noi italiani: popolo di “pastari” e “pizzari”.

Dall’altro lato invece, le scelte alimentari hanno una funzione “normativa”: l’appartenenza a un gruppo ci spinge a fare determinate scelte per conformarci al gruppo stesso. È sabato sera e non mangi la pizza?! Ma che italiano sei?! 

Ma il cibo è anche scoperta, colore, consistenze, profumi, viaggio, sperimentazione.

E più di ogni altra cosa il cibo è condivisione da cum, “con, insieme” e dividere: avere idee, stati d’animo in comune con gli altri.

Il cibo è da sempre e per sempre oggetto di condivisione.

Condivisione di momenti di allegria e gioia con le persone che amiamo. Condivisione di tempo e spazio.

Il cibo stesso è compagnia per momenti di solitudine o di dispiacere, per momenti di tristezza.

Ma c’è un’età e delle situazioni in cui si può diventare più vulnerabili nei confronti del cibo. Si comincia a sentire la necessità di avere tutto sotto controllo e allora il cibo può diventare un’altra cosa. Può diventare nemico, motivo di ansia, ossessione.

Diventa paura di ingrassare, paura di cedere, di perdere il controllo.
E il rischio è che quei momenti di condivisione diventino pesanti, si trasformino da spensieratezza a enormi macigni di senso di colpa.

E allora bisogna tenere in mente che può capitare di perdersi e che non c’è niente di male a chiedere aiuto se necessario. Non c’è niente di male a condividere, ancora una volta, le proprie paure, le proprie insicurezze e che anche un rapporto burrascoso con il cibo può diventare un viaggio non solo verso nuovi sapori, colori e consistenze ma una vera e propria esperienza di attenzione e cura verso se stessi e le persone care.

Perché il cibo è questo: convivialità e piacere di stare a tavola.
E questo concetto è talmente importante e imprescindibile che lo troviamo scritto anche nelle linee guida ufficiali della piramide alimentare della dieta mediterranea.
Unico modello alimentare con comprovati effetti benefici sulla salute a 360 gradi e che per questo varrebbe la pena provare a seguire.

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